Sabbie mobili dell’anima.

Sei rimasta bloccata davanti a questa pagina bianca, vorresti dire tante cose, ma tutto è bloccato dentro.
Ti salva la fantasia, l’unico posto in cui stai bene.

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Essere isola

Sai di essere un’ingrata e spesso te la prendi con il destino tranne per il fatto di essere nata in un posto di mare e non un mare qualsiasi, il mediterraneo e come se non bastasse su un’isola, grande è meravigliosa, ma pur sempre un’isola.
Hai camminato sulla riva per ore rischiando di non tornare più a casa e ti sei detta che se mai dovesse esistere un paradiso deve per forza somigliare a quella spiaggia, avere quel profumo e il suono delle onde.
L’isola te la porti dentro, tu sei isola, solare e accogliente, ma a volte irraggiungibile e aspra, sai che altrove non riusciresti a respirare e magari sarebbe anche bello andare verso la civiltà e il benessere, ma alla fine non ti interessa così tanto, ti basta poco, ti basta essere isola.

Altro

Ormai misuri il tuo benessere dalla necessità che hai delle altre persone, secondo questo parametro negli ultimi giorni dovresti essere stata una favola, poi se guardi la realtà capisci che il non aver cercato nessuno è solo un’estrema forma di difesa, troppa paura di far male e allora ti chiudi in te stessa. Continui a pensare che la cosa più difficile sia non riuscire a raccontare il quotidiano, non poterlo condividere, non riuscire a confidarsi con nessuno, dover fingere di stare bene e auto convincersi che sia così.
La situazione di An è sempre più complicata e sappiamo che non tornerà e tu sei bloccata, non riesci a farle una telefonata, a trovare le parole giuste e non capisci perché questo tumore non abbia colpito te.
Cazzo, stai diventando glaciale, anaffettiva, proprio come coloro che hai sempre detestato.
L’ennesimo litigio con la regina madre,altra porta spaccata, Pasqua, gli zii scassapalle, tu non vuoi festeggiare e il motivo sarebbe anche facilmente intuibile, alla fine la risposta l’ha data lei..quella è la sua famiglia e che se la tenga, tu certamente non ci sarai, prenderai la macchina e macinerai chilometri, come quel Natale di alcuni anni fa e magari non tornerai più, magari non tornassi più.
Ti fermerai davanti al mare e rimarrai lì, quando pensi alla morte la immagini cullata dal rumore delle onde. Non lo fai solo per G., solo perché non capirebbe, lei non capirebbe, se non ci fossero i suoi occhi blu saresti finita già da tempo.
Hai rischiato più volte di chiamare L, di scriverle, di chiederle aiuto, hai preso il telefono in mano e ti sei fermata, no, non potresti sopportare ulteriore sofferenza.
Dicono che chi pensa alla morte non ami la vita, invece no, c’è solo un’immensa paura di non esserne degni, di non riuscire a viverla a pieno, di essere finiti in un gioco troppo complicato e sentirsi dire che chi sta peggio riesce a rimanere in gara fa solo sentire inadeguati, perché quelli come noi sanno anche sorridere e non sono solo tristezza. Chi pensa alla morte cerca solo una soluzione alla propria palese incapacità che spesso trascina a fondo anche altre persone incolpevoli.
In questi giorni di panico totale, in cui hai passato le notti cercando su google sintomi di malattie improbabili, non hai parlato con nessuno, non hai chiamato Alf per quell’enorme senso di vergogna e per paura di creare problemi e anche a lui vorresti dire che non sei solo questo.
Tu non sei solo questo.

Contraddizioni estreme.

La terapia ti manca solo per quel piccolo spazio protetto in cui potevi dire tutto, come per esempio questo pensiero assurdo, che nessuno può capire e che tieni chiuso dentro.
Già perché il cancro al quarto stadio l’avresti voluto tu e con esso una scusa plausibile per stare al centro dell’attenzione, per essere amata e non invisibile.
Improvvisamente una persona si ammala gravemente e agli occhi della gente cambia, diventa un oggetto da compatire, esiste.
Tu probabilmente avresti rifiutato le cure non provando nemmeno a lottare.
In ogni caso è strano pensare che domani sarà l’ultimo giorno in cui, dopo 18 anni, tu e AN. lavorerete insieme. Lei non tornerà più ed è inutile e penoso credere il contrario.
Alla luce di tutta questa vicenda ti si dice che il resto è fuffa, che il dolore interiore non conta così come le storie, gli abbandoni e gli strappi.
Probabilmente hanno ragione e lungi da te controbattere a certi discorsi filosofici, ma sei contraddizione per antonomasia e negli ultimi giorni tutto si è esacerbato, a tratti è tornata anche la rabbia, la voglia o forse il vero e proprio bisogno di scontrarsi/incontrarsi con determinate persone e magari spedire veramente quella lettera, i capitoli non si chiudono mai veramente, soprattutto quando i backup di whatsapp ripristinano dall’aldilà chat che pensavi sepolte.
In realtà sei pienamente cosciente di quanto i tuoi pensieri siano assolutamente distonici, inesprimibili e assolutamente alieni rispetto a ciò che sta accadendo.
Tra qualche mese si celebrerà un funerale, ma la sofferenza che lo precederà sarà terribile, poi ognuno ritornerà a convivere con la propria ipocrisia.
Intanto la regina madre ha cominciato i lamenti notturni, nessuno riesce a farle entrare in testa che deve mangiare meno, ma in fondo a te non importa,
l’importante è che per Pasqua non porti a casa gli zii del cazzo con i cugini di minchia, non saresti in grado di reggerli, già li detesti a prescindere, figuriamoci in questo periodo. Questa volta non ti lascerai convincere in nessun modo, tua madre può urlare, minacciare e insultare, ma non ti siederai con loro per nessuna ragione al mondo, quei tre giorni vuoi passarli a dormire, dipingere e scrivere, lontano da gente che non sa nulla di te e con cui non hai niente da dividere se non uno stupidissimo ed inutile legame di sangue.
Vorresti che fossero già le 13.30 di domani per consumare quell’addio.

14.52

L’unicità sta nel vivere differentemente da ogni altra persona.
Nessuno può provare i tuoi stessi sentimenti.
Ciò che per gli altri è una stupidata per te può essere vitale.
Non Esiste corrispondenza empatica al cento per cento.
Certi capitoli si chiudono, ma non significa che si dimentichi.
Sei stanca di sentire questi discorsi.
Se fosse semplice lo avresti già fatto.

Panico

Non ti resta che scrivere, ok adesso passa, piangi forse è troppo che non lo fai e stai scoppiando, vuoi la benzina, telefonare.
Non vuoi essere forte, non vuoi lezioni di vita..non ne vuoi.
Hai paura di poter fare qualche cazzata, non capisci..non capisci..
Perché non muori tu? Perché?

Ore 23.17

Tosse che non ti lascia e in prospettiva l’ennesima notte insonne.
La difficoltà a prenotare quell’aereo, perché ti sembra ingiusto e meschino pensare al tuo futuro mentre intorno a te c’è qualcosa di infinitamente più grande, ma non sai se a settembre ci sarà lo stesso corso di laurea e soprattutto la modalità a distanza.
Stai investendo tanto, soprattutto economicamente, il peso dello studio non ti spaventa, ci sei abituata e poi ti piace.
E se fosse un salto nel vuoto?
Il punto non è questo, ti senti in colpa.
L’assurdo gioco dello specchio ti porta a chiedere cosa penseresti tu se fossi nei panni di AN. Ammesso che tu decida di andare lei non dovrà saperlo, perché quello stesso giorno incontrerà l’oncologo.
Che casino, SI e AL saranno furiose, devi chiedere a Chicca se può darti una mano per quel giorno, visto che tu è AN sareste entrambe assenti.
Pure la stessa cazzo di data, mercoledì 14 Marzo, già odi questo giorno.
La regina madre non ti ascolta nemmeno, si lamenta per un male non meglio identificato.
Tu probabilmente vuoi ricominciare a studiare per tenere la testa occupata.
Vorresti solo un abbraccio