Il 16 agosto

Tre anni prima più o meno a quell’ora sul padre moriva.Il sedici è anche il compleanno di Salvatore che sulla coincidenza dei due eventi aveva costruito un castello di ipotesi che a lei erano sembrate enormi minchiate e tali si rivelarono in seguito.
Sul padre già…in quella settimana complicata,la regina madre lo aveva invocato piuttosto spesso.
– sei come tuo padre
– sei peggio di tuo padre
– tu odi la famiglia perché tuo padre ti ha dato questo esempio
(In realtà non li odiava,forse gli facevano pena, ma lei si dimenticata troppo spesso che proprio lui aveva tolto dalla strada le adorate nipoti dandogli un lavoro per quasi vent’anni).
E poi l’ultima, la più bella:
– tu e tuo padre mi avete rovinato la vita.
A quest’ultima esternazione lei era solita rispondere alla regina madre che in fondo quella vita le era anche convenuta e allora riusciva a zittirla. Non aveva mai capito come sul padre avesse resistito per tutti quegli anni.
In ogni caso lei lo pensava in un bel posto a godersi il riposo che non aveva avuto in vita e magari a giocare a carte con zio Sandro e a chiacchierare con Giulio e Peppino…anzi pa, a che ci siamo abbracciali forte ….che mancano tanto anche loro.

Una cosa era sicura….adesso era sua la decisione…
e non c’entrava nulla quello che era successo quella sera.
La solitudine è soltanto tua e questa è una fortuna, sai che un giorno
finirà, in un modo o in un altro
E non era nemmeno pensare sempre a quello che non si ha….
Non hai più la tua amica, per un motivo che nemmeno sai e allora cazzo hai diritto ad essere arrabbiata, a telefonare.
Allontani le persone perché sei troppo appiccicosa?
Cosa significa che l’essere una brava persona non ti previene dal dolore???
Quindi bisogna essere cattivi per essere sicuri di esser felici?
Bene, il dolore è il tuo e nessuno può giudicarlo.
Pensava da sempre che un bel tumore sarebbe stato meglio che la fragilità dell’anima.
Se hai una malattia nessuno viene a dirti lavora su stesso, al massimo stanno zitti, ma non ti giudicano.
Qui invece è un continuo tribunale su pensieri, parole, opere e omissioni.
Soffri perché hai paura di rimanere sola tutta la vita?
Sì, perché qualcuno ha deciso che saresti stata più felice da figli unica,
che eri matta, che eri quello che eri.
Ma vaffanculo…
La rabbia che provava era tanta, era perfino più forte del male che si stava facendo.

Domenica mattina

” Sei come tuo padre “….la regina madre non pronunciava queste parole da almeno tre settimane, il che era piuttosto preoccupante.
Intanto lei era bloccata sul letto con il cuore impazzito, una gran voglia di litigare e di piangere.
Chissà quando avrebbe perso l’abitudine di star male per le storie degli altri.
In ogni caso c’era qualcosa che la disturbava e le faceva finta di non sapere di cosa si trattasse pur sapendolo benissimo.
Aveva bisogno della benzina

La condanna del silenzio

Ogni tanto avrebbe voluto che la sua testa smettesse di pensare, riflettere, ragionare.
In quelle settimane stava lavorando tanto, aveva perso Sandra, stava perdendo definitivamente Giada e spesso il cuore le impazziva nel petto tanto da impedirle di respirare, ma lei andava avanti perché il mondo chiedeva questo e lei certe volte si sentiva un burattino attaccato a dei fili mossi dal caso.
Non sniffava benzina da 5 giorni, nessuna telefonata muta, insomma una brava scolaretta.
Il tempo passava e chiarire con Sandra diventava sempre più difficile, strati di silenzi si accumulano nascondendo ciò che una volta era affetto.
Probabilmente aveva paura di un suo rifiuto, non lo avrebbe sopportato, allora meglio il silenzio. In fondo era sempre stata la sua strategia, lo stava facendo anche con Giada e con Lavinia, chissà se lei lo capiva che il parlare di lavoro era solo un modo per nascondersi.
Avrebbe voluto che il mondo si scordasse di lei per potersi scordare definitivamente di se stessa.
I silenzi sono il principio della fine di ogni cosa.
A volte si tace per non arrabbiarsi, per non ferire, ma anche il cielo più nero è meglio del niente che c’è dentro un silenzio.
Quando non si prova nemmeno più a parlare allora non si ha più voglia di combattere, si rinuncia ad aprire una porta che può nascondere il più meraviglioso dei giardini o il più terrificante dei burroni, ma almeno si sa cosa c’è dietro e non si rimane con il rimorso di non aver compiuto un semplice, semplicissimo gesto.
Il silenzio non perdona.
Lei nell’ultimo periodo non riusciva a parlare nemmeno con se stessa, non riusciva più a scrivere e a disegnare, ogni tanto cercava di tirare fuori dalla massa informe della sua anima alcune parole senza senso in attesa che si ricaricassero le vite di Candy Crash.

Ambi-valenze

“Ho cominciato a capire di essere diversa a 12 anni, quando il giorno della partenza per la gita di terza media che tutti i compagni aspettavano con grande eccitazione, mi barricai in bagno in preda al mio primo attacco di panico mentre mia madre urlava che non era il momento dei capricci e che dovevo andare. Fu un incubo, il primo di centinaia. A 14 anni ero isolata, entrai nel mondo del volontariato, l’unico ambiente dove non mi veniva chiesto più di quello che riuscivo a dare. Niente uscite il sabato sera, niente veglioni discoteche, la paura sempre presente. Chiesi aiuto ai miei, ma a quei tempi non si poteva parlare di psicoterapia, quando decisero di aiutarmi era troppo tardi e soprattutto mi affidarono alla persona sbagliata.
Oggi ho 38 anni, esco solo per andare a lavoro, che ironia della sorte, mi mette a contatto con la gente che mai penserebbe che io possa soffrire di un problema del genere.
Una cerimonia, un evento, ma anche una semplice riunione di famiglia per me diventano ostacoli insormontabili che a volte riesco ad affrontare pagando a caro prezzo l’enorme sforzo. Non ho amici ed è facile intuirne il motivo, non ho un uomo perché per conoscere qualcuno bisogna uscire, parlare e io sono assolutamente incapace di farlo. Sono seguita da una psicoterapeuta fantastica, con cui piano piano sto facendo dei piccoli passi in avanti. Vorrei dire che se ne può uscire, a volte dopo giornate abbastanza buone, penso che magari c’è una speranza, il più delle volte vedo la morte come unica prospettiva, ma intanto sono qui e provo a respirare”

Succede che ci si ritrova a raccontare la propria storia per caso senza volerlo, quando ci si ritrova a leggere un articolo sulla “fobia sociale” e testimonianze di vite che somigliano alla tua.
In un istante capisce da dove viene fuori la paura tremenda dell’abbandono, perché ti fa soffrire il silenzio immotivato di quella che credevi la tua amica e sei disperata alla prospettiva che la tua psicoterapeuta-capo possa andar via e lasciarti anche se poi a volte, non riesci a parlare neanche con lei.
E poi.. e poi ci sono i sensi di colpa, la paura di non fare mai abbastanza, di non essere abbastanza.
La sera precedente aveva vissuto un incubo, quattro interminabili ore seduta ad un tavolo con persone che dicono di essere “la tua famiglia”, ma con cui in realtà non hai nulla da scambiare, che non conoscono il tuo dolore, che ti giudicano e rimproverano se ad un certo punto il panico ti costringe a scappare via.
Lei non aveva una famiglia, forse la sua famiglia era solo suo padre, probabilmente adesso era il suo lavoro, l’unico filo che la teneva attaccata alla vita e senza cui, probabilmente, non uscirebbe mai dalla sua bolla.
Certe volte ci si sente anche in colpa a ridere, a sognare, ma la vita fa il suo gioco. Sempre e comunque.

tristezza

Voglia di morire,
grigio scuro dentro il cuore,
consapevolezza che il
non esserci sarebbe meglio di questo essere
continuamente in bilico
e piangere per ore e poi sperare di dormire
per non svegliarsi più.
Questo non è vivere. E’ sopravvivere.

Lettera ad un’amica

Vorrei smettere di volerti bene, ma non ci riesco.
Vorrei dirti che mi dispiace, se mi sono attaccata a te
se ti ho considerato un porto sicuro, forse ho esagerato.
Vorrei dirti che mi dispiace, per tutte le volte che sono scappata via,
che ho piagnucolato che non ti sono stata vicina.
Vorrei dirti che so di non essere il massimo come amica perché non so ascoltare, non so sorridere, voglio che il mondo giri intorno a me e quando mi rendo conto di tutto questo è sempre tardi.
Io non ti ho più cercata in queste settimane perché ho avuto paura di essere invadente e credimi è l’ultima cosa che voglio.
Sono felice della tua nuova attività, non avevo dubbi che ti saresti fatta valere. tu sei una persona speciale, sei forte, volenterosa e piena di entusiasmo.
Se ho sbagliato qualcosa, se ti ho chiesto troppe volte se mi volevi bene è stata solo colpa della mia insicurezza e della consapevolezza che sono molto più brava a perdere le persone che a trovarle.
Non rimproverarmi ti prego…
Quello che so dirti è che…ti voglio bene.