Passaggi repentini.

Ti eri ripromessa di addormentarti presto, ma come al solito le ore sono passate veloci. La notte è tua amica, ti concede spazio e silenzio.
A volte ti stupisci degli sprazzi di normalità che assume la tua vita: i biglietti per il concerto di Vasco, questo desiderio rincorso per tantissimi anni, l’emozione di essere riuscita,almeno questa volta,ad arrivare a prenderli.
Poi succede qualcosa, rivedi un altro dei tuoi cuccioli,S.,la più piccola, quella che ha passato con te più tempo in assoluto, per due anni, dalle cinque alle otto ore al giorno. Ti abbraccia forte, ti accorgi che in questi tre mesi è allungata tantissimo e anche questa volta c’è un genitore che si commuove, che dice di averti nel cuore sempre e per sempre.
E tu rimani lì, ferma, nessuno si accorge del tuo dolore, non sai se essere arrabbiata, amareggiata.
Pensi nuovamente a tutto a quello che è successo e ti vergogni quasi ad ammettere che daresti tutto per tornare a quel lavoro.
E se provassi a parlare con lei?
Accetteresti questo rischio?
Alla fine decidi di no, non ce la faresti,sai che riceveresti non solo un rifiuto, ma anche un’ulteriore dichiarazione di guerra e non riusciresti a sopportarlo da sola. La gente pensa che sia un dolore piccolo, che sia una cazzata e tu non hai più voglia e forza di spiegare e hai capito che è meglio fingere.
Quella era la tua normalità.
Cerchi di aprire la tua mente a nuove possibilità: un’altra laurea, un master, sei confusa, non sai con chi parlarne, come se la lingua degli altri fosse diversa dalla tua.
Forse dovrebbero smettere di giudicarti, la regina madre per prima.
Ti infastidisce, il suo unico pensiero sono i soldi, come se dovesse portarseli dietro nella tomba, soldi e quella pseudo famiglia che si ritrova,di cui non ha ancora capito un cazzo. Chi ti abbia trasmesso certi valori rimane un mistero.
Ti fa rabbia vedere certi novantaduenni arzilli e in buona salute, mentre tuo padre se n’è andato troppo presto.
Scappare o morire. Non ci sono altre soluzioni.

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Tra il bianco e il nero.

Adesso sei stanca… questa storia dei calcoli non finisce più.
No, non possono operarti, non puoi stare tre giorni in ospedale con la regina madre, non sei nemmeno entrata in casa che lei tu ha aggredito, dicendoti che la rifiuti, che lei deve esserci, che preferisci gli altri..
Il resto…passerà domani, sai che non puoi fermarti, no, non puoi.
Starai male per tanto tempo ancora,devi accettarlo, devi fartene una ragione.
Come facciano gli altri a fidarsi di te, beh, te lo chiedi anche tu.
Forse quella domanda ti ha fatto male, tu sei così, sei dolore e disperazione, ma anche gioia di vedere i tuoi bimbi, sei quella di oggi, con voglia di parlare del più e del meno, di stare tranquilla anche con tanta ansia addosso e poi sentire il a bisogno di confidare qualcosa,anche di pesante. Forse non avresti dovuto, forse non devi aprirti agli altri e che no, non sei bipolare, sei solo più fragile e daresti qualsiasi cosa per avere forza, per non essere così.
Non c’è bianco e nero. C’è solo una persona. Solo una persona.
Vuoi scappare, andare via di qui.

Lettera al piccolo A.

Per tre mesi ho evitato le 13.25, sono stata attenta al minuto,ma oggi è successo..
Un insieme di gioia e dolore, un abbraccio forte come la vita e amaro come il distacco.
Piccolo Ago, mi hai stretto così forte da togliermi il respiro,come se avessi compreso ogni singola parola della mia anima.
Abbiamo sempre avuto un feeling speciale io e te, sin da quando eri piccolissimo e solo io e la tua splendida maestra avevamo chiaro il tuo problema. Andavo a prendere gli altri bimbi e tu, che rifiutavi come la peste ogni contatto, venivi accanto a me e mi sorridevi. Solo dopo ho scoperto che eri figlio di uno dei miei più cari compagni di scuola alle medie.
Qualche anno dopo, quasi per caso,le nostre strade si sono incrociate nuovamente e io sono diventata la tua terapista, un dono grande,immenso.
Che emozione il giorno in cui hai letto la tua prima parola e quel volta in cui abbiamo dipinto quell’enorme cielo azzurro.
Ti ho pensato tutto il pomeriggio. Forse per te e per gli altri avrei dovuto lottare,impormi,essere molto più forte, ma non l’ho fatto. Difficile spiegarti che il mio silenzio,la mia invisibilità è stata una strategia per proteggerti.
La tua meravigliosa mamma mi ha detto cose bellissime e non potuto far altro che commuovermi.
Sai Ago,se potessi tornerei indietro sui mie passi,ma adesso è impossibile.
Non sarei in grado di gestire un rifiuto, mi farebbe troppo male,cadrei in un baratro ancora più profondo. Non si può averla vinta contro un muro di cemento.
Mi mancate tutti come l’aria perché io so fare bene solo due cose: la maestra e la terapista. Ti vedrò crescere da lontano e se nel tuo cuore mi stringerai forte come hai fatto oggi,allora io vivrò,qualsiasi cosa accada.

Ore 23.33

Hai chiamato il doc,lui ti ha detto che no, non ti aumentava nuovamente la cura, che nessuna pillola può sostituire il parlare con gli altri, l’aprirsi verso il mondo, che devi correre il rischio, lasciare che qualcuno ti tenga la mano. Le sue solite “due parole in Croce” prima di darti appuntamento al due
Gennaio.
Parlare con la regina madre, assolutamente inutile,hai provato ad accennarle qualcosa, ma lei era troppo presa con la sua sorella\figlia e tu non contavi un cazzo.
Avresti voluto chiamare Alf,ma hai avuto paura di non riuscire a spiegarti e allora sei stata ferma lì, a fissare il vuoto e solo adesso la tristezza ha preso la forma delle lacrime. Perché questo dolore dura ancora? È stupido,assurdo,sarebbe già dovuto andar via e tu ti senti in colpa per quello che senti.
E poi…il bastardo che telefona a casa,dopo anni, la regina madre che risponde..il panico..cosa voleva?
A chi puoi dire certe cose… chi può sentirle?

Settantadue ore.

Ti chiedi se tutto ciò che hai pensato in questi giorni sia vero o soltanto frutto dell’isolamento in cui ti sei infilata.
Giornate passate tra sonni agitatissimi,Fox crime e sensazioni che non riesci a comprendere.
Non è la prima volta che succede,quando stai male c’è sempre un’ossessione in sottofondo, qualcosa che speri possa salvarti per quanto risulti impossibile,tenti in ogni modo di tenerla a bada, di evitare che faccia danni.
Telefono lontano,hai resistito,se il mondo fuori sapesse ti direbbe che sei stata brava,che hai mantenuto il controllo,ma tu sola sai il prezzo altissimo che hai pagato. Sei stanca,fisicamente e mentalmente, come se avessi scalato una montagna a mani e piedi nudi.
Intanto il dolore ricomincia a farsi sentire, non sai nemmeno cosa dire all’urologo martedì,vorresti che qualcuno si spiegasse per te dato che hai perso le parole anche per le cose più banali.
Ormai non speri più che passi,respiri e basta.

Ore 01.06

Non riesci a stare tranquilla…cosa sta succedendo, non lo capisci.

Freddo

Parola chiave numero uno: PAURA
Paura delle coliche
Paura di uscire
Paura dei pensieri
Paura di parlare.

Parola chiave numero due: COLPA
Sentirsi continuamente in difetto per il solo fatto di esistere e finire per chiudersi in un mondo fatto di silenzi, di orizzonti dietro un vetro, irraggiungibili.
Chi sei tu per soffrire?
Che cosa ti manca per essere felice?
Lo vedi quello che succede al mondo e senti di fare schifo. Vorresti morire per non sentire questo stridore.

Parola chiave numero tre: FIDUCIA
Continui a ripeterti che non tutte le persone tradiscono o ti abbandonano. Anche il dottore dice che stai affrontando la situazione con grande forza e maturità e che ne uscirai.
Già,ma tu continui a sentirti annientata, soprattutto quando stai male fisicamente e ti vedi da sola. Vorresti solo che qualcuno ti stesse vicino senza giudicarti come invecefa tua madre.
Non riesci più a parlare con nessuno, tieni lontano il telefono perché sai che potresti fare cazzate e finire nei guai.

Parola chiave numero quattro: FUTURO
Vorresti indietro il tuo lavoro,quello per cui hai studiato e fatto tanta fatica.
Non sai quale sia la scelta giusta: Prendere la specialistica, frequentare un altro master o semplicemente scappare via.

Parola chiave numero cinque: VITA
È il periodo più triste dell’anno.
Il solo pensiero di festeggiare il Natale lontano dalla tua stanza,fa arrivare il panico, quello brutto.
Hai già detto alla regina madre che non andrai da nessuna parte e lei ha minacciato di lasciarti sola e infondo tu lo speri.
Non hai voglia e forza di stare con persone completamente diverse da te, con cui non hai niente da dividere e che di te non sanno nulla,anche se dicono di essere la tua famiglia.
Ti sforzi ad uscire, ma è difficile spiegare che l’unica cosa che ti porta fuori è il nido,
l’unica cosa bella, i tuoi bimbi. Del resto non ti importa, come se fuori non ci fosse niente ad attenderti. Hai paura.

PERDONO
Dicono porti la pace.
Ogni tanto hai voglia di chiamare, ma poi hai troppa paura di un rifiuto, di soffrire o forse non sei ancora pronta.
Sono passati quasi tre mesi e senti ancora troppo male, non ce la fai ad andare avanti.
Probabilmente non sei abbastanza forte, ma non ci riesci, proprio non ci riesci.

Quattordici anni a trentanove anni.

La gente ti crede diversa, ma tu sei disperata. Tu e le tue maschere.
Sei ferma all’adolescenza,il tempo è passato solo per il tuo corpo, mentre
anima e cuore sono rimasti congelati.
Non hai ancora superato tutto quello che è successo, certo,ci pensi di meno,ma quando capita è molto doloroso,forse troppo e magari ha ragione chi ti dice che tutta questa sofferenza non ha senso. Già, tu li lasci parlare,consapevole del fatto che la percezione dal di fuori è completamente diversa e che hai il diritto di stare male,di piangere,di essere arrabbiata e che passeranno mesi prima di ritrovare una parvenza di equilibrio.Hai tentato il suicidio per tutta questa storia,ma loro non lo sanno,adesso pensano che tu sia guarita perché sei venuta a Roma a seguire questo corso,dove non sei riuscita a dare una pennellata corretta, perché la confusione,il dolore al rene. Sta andando malissimo,non vedi l’ora che sia domani sera per ritornare a casa.
Dirai che è stato bellissimo, una fugata,fingerai come sempre, l’unica con cui non lo facevi era L.ed è questo che ti manca.
Vorresti un abbraccio, una persona che ti dicesse: “andrà tutto bene, passerà,
riorganizzerai il tuo lavoro e ne verrai fuori”.
Dovresti dire ad Al che eri tu a fare quelle telefonate, tre viaggi insieme e non hai avuto il coraggio e poi c’è T,a cui hai fatto un torto enorme e la vergogna è talmente tanta da non riuscire ad incontrarlo.
Quanti cocci ha prodotto questa storia e tu sei sempre la stessa idiota di quattordici anni che cerca una forma in qualcosa andato in frantumi.
Adesso,stai lontana da quel telefono.