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Ci sono cose ancora troppo forti, difficili da gestire, che ti fanno piangere in macchina per un’ora, che ti fanno sentire piccola e insicura, ma lei si era ripromessa di considerarle parte del tutto, parte del suo essere malata.
Era successo il giorno prima dopo la supervisione con Lavinia e la critica della maestra. Si era lasciata andare solo dopo, quando finalmente si era trovata da sola, perché la cosa più importante era il bambino e le condizioni non erano certo idonee per crisi di nervi plateali.
La cosa più triste era stata non sapere con chi sfogarsi in quei 40 minuti. Se avesse chiamato Sandra, ( ammesso che avesse sentito il telefono), quasi sicuramente la risposta sarebbe stata:”peggio per te io te l’avevo detto che sarebbe stato troppo stressante” e allora guardava quella rubrica sul cellulare e non sapeva cosa fare e aveva finito per comporre il suo numero, solo una volta, per sentire la sua voce, a quasi un anno esatto dal loro addio. Era stato un attimo, non gli aveva dato nemmeno il tempo di dire pronto. Non aveva sentito alcuna emozione e questo l’aveva messa ulteriormente in ansia. Solo dopo 40 minuti aveva avuto il coraggio di accendere la macchina e uscire da quel fottutissimo posteggio cos diverso dal mare in cui si rifugiava.
I giudizi le facevano paura, non le critiche.
Lei non sapeva nulla, doveva imparare quel suo nuovo lavoro nuovo e delicato e sapeva di sbagliare, di sbagliare in continuazione e lei avrebbe voluto apprendere continuamente, vedere Lavinia lavorare.
Probabilmente aveva avuto paura che proprio Lavinia non avesse più fiducia in lei, che mentisse su Tancredi e non si era più sentita all’altezza. Eppure la mattina aveva capito quali errori (tanti) stava commettendo e anche nel pomeriggio durante la supervisione del master josè l’aveva aiutata a capire alcuni punti critici. Cazzo era fortunata.
Una volta una persona le aveva detto che lei non sarebbe stata una fuoriclasse, ma probabilmente un buon braccio destro. Forse non era buona nemmeno per quello e allora perché cazzo insisteva, perché voleva migliorare, perché voleva studiare…perché non si accontentava.
La pausa post febbre le aveva permesso di concedersi un pomeriggio con la sua principessa bionda, un pomeriggio sereno di torte, tv e coccole.
Avrebbe voluto dirle che infondo lei era il suo più grande tesoro, il più bel regalo e qualsiasi cosa fosse successa nella vita non l’avrebbe mai abbandonata, ma tale pensiero cozzava palesemente con la sua voglia di farla finita. Ambivalenze di una mente malata, mentre fuori esplodeva, inatteso, un temporale.

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