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” Tutti ” volevano che lei accettasse il suo dolore, che lo reputasse normale
e allora aveva deciso dentro di sé di considerarlo come una malattia, una malattia cronica da cui non puoi guarire e con cui puoi solo convivere.
Magari sarebbe riuscita ad accettarlo in qualche modo e avrebbe smesso di combatterlo considerando il pianto di ogni sera semplicemente un sintomo da tollerare e l’insicurezza di esistere un’altra manifestazione del cancro dell’anima. Fan culo ai benpensanti, ai buonisti, a coloro che ti fanno la morale per sentirsi in pace con la coscienza e che non sopportano di accostare questo termine ad un’entità astratta quale il male di vivere.
Impossibile da capire se non senti questo intruso che ti cresce dentro e che solo tu puoi vedere e sentire, che ti toglie fiato e respiro e piano piano spegne la tua vita.
Solo una cosa la consolava, il sapere che un giorno tutto sarebbe finito, in un modo o in un altro sarebbe finito.

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