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Lei sapeva che dopo un bel piano si sarebbe sentita meglio e trasformare la rabbia in parole, forse, l’avrebbe salvata.
Non capiva bene quale fosse l’accusa di Sandra. Forse di lavorare, di gestirne addirittura due di lavori o magari, ancor più semplicemente, di non aver una famiglia e quindi di non poterla capire fino in fondo.
Ognuno vede il mondo dalla prospettiva che conosce.
Probabilmente i bimbi erano uno scudo per non riaprirsi alla vita e questo non era un giudizio, perché anche lei si nascondeva dietro la stanchezza o alle esigenze della bionda tredicenne per rimanere chiusa in sé, ma a differenza del passato adesso se ne rendeva conto.
In ogni caso la sentiva particolarmente lontana, dicono che tra amiche succede, che poi tutto si ricompone, ma se ci sono due dolori troppo grandi nel mezzo, allora diventa difficile.
In quel momento sentiva molto la solitudine e veniva quasi automatico ripensare a lui che, finché era presente nella sua vita sentiva di non aver bisogno di nessun’altro.
Chissà perché tutte le volte doveva ricominciare da capo.
Forse la colpa era veramente sua.
Non riusciva a fidarsi veramente, aveva paura sempre e comunque.
Intano quella mattina da Lavinia non era andata benissimo. Avrebbe voluto parlare di sé e non c’era riuscita. Era come se una pietra le fosse rimasta dentro. Forse era passato troppo tempo.
E anche il sonno tardava ad arrivare.

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