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Per molti tenere un blog può sembrare un puro esercizio di esibizionismo, una cazzata da nevrotici e in parte potrebbe anche essere vero.
Per lei si trattava del quarto o quinto ( non aveva più tenuto il conto) dal 2001 e nonostante periodi più o meno lunghi di silenzio, era sempre tornata sul luogo del delitto.
Nel mondo dei blog, dei diari in particolare, non sei mai solo, la tua storia si mischia con tante altre e ne crea una sola. La vita.
Ognuno di questi racconti nasconde in sé qualcosa di eccezionale, unico e irripetibile.
Chi la scrive lascia inevitabilmente un pensiero, un turbamento, uno spunto di riflessione.
“Lettera zero”, in uno dei suoi post, aveva scritto qualcosa che per lei era stato dirompente:
“Io credo di poter inventare favole su tutta la merda che ho vissuto. Trovar amore dappertutto.”
Una frase apparentemente semplice che nascondeva una verità assoluta.
Lei era abituata a pensare sempre in negativo, in quei giorni la prospettiva del viaggio a Bologna la stava facendo diventare matta, ma si era accorta che in fondo se si trovava ancora li ad aver paura era soltanto perché l’amore l’aveva mantenuta in vita.
Certo, se avesse dovesse pesare la sua vita al netto degli incontri, l’ago penderebbe decisamente verso quelli negativi, ma l’amore, le costava ammetterlo, aveva fatto la differenza.
A partire dall’allenatore di pallavolo che quando a 14 anni era passata nella squadra maggiore, si era accorto della sua timidezza “poco normale” aveva fatto di tutto, con i suoi modi bruschi, per tirarla fuori, fino a Lavinia negli ultimi mesi, che se non ci fosse stata, non avrebbe passato l’estate.
L’amore di Giadina, il più grande di tutti, per cui darebbe un pezzo di sé e anche la vita se fosse necessario.
Le coccole di Sandra, i casini di Chiara e poi i suoi bimbi, che insieme alla pupa tredicenne sopra citata, erano il suo respiro.
Il collega CC, Rubi, Angela, i più importanti insieme al prof di arte del liceo, ai sui medici e anche chi al pari di una meteora, era comparso e sparito pochissimo tempo dopo, lasciando comunque semi di speranza. Pensava a Peppino e Giulio andati via troppo presto, che di amore dovevano ancora darne tanto e che continuavano a farlo, dovunque si trovassero. Peppino in particolare riusciva a farla sorridere sempre, le bastava pensarlo.
E forse anche S., infondo, le aveva dato amore e per un tempo molto molto lungo. Quante volte l’aveva salvata e quante si erano salvati reciprocamente.
Probabilmente ognuno conservava una parte dell’altro e se il tempo pian piano sbiadisce l’odio e amore quello che resta. Nonostante tutto.
Grazie Letterazero.

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5 pensieri su “67

  1. Grazie per questo post che hai scritto. Anche se anche io sono diversi anni che tengo il blog, è poco tempo che interagisco anche con gli altri. E’ pochissimo tempo che capisco, leggo, e vedo, che esistono altre persone che soffrono tanto e più di me. Che insieme a me, parlano e scrivono, e che come tanti fili di lana insieme fanno una trama fitta di storie, che intricandosi poi formano la vita. La vita vera, che fanno passare in secondo piano il cosiddetto “schermo” che tanto piace ai blogger, perchè protegge, rassicura, e distanzia. Ma appunto, quando scriviamo diari, storie vere, noi la distanza la vogliamo togliere, credo io. Io almeno, quando mi metto a scrivere, aspetto, sempre e comunque, che qualcuno legga. E leggo, e lascio comunque il segno negli altri blog. E’ forse triste, ma è la verità.
    La frase che ho scritto, sul fatto di trovare amore dappertutto, in tutta la merda (e non solo) che ho vissuto, ( ma anche nelle vite degli altri – su questo ti consiglio di leggere l’ultimo post di Doria Buonfino) è un po la mia salvezza/e la mia malattia insieme. L’illusione che non voglio togliermi, il se voglio posso, l’amore esiste e finisce bene. E’ un po il lieto fine che cerco, ed è un po la favola che voglio dalla mia vita, il romanzo classico che mi aspetto da me e da chi mi sta intorno. Una semplice parola, per me può diventare a volte per assurdo la piuma magica che fa volare Dumbo.
    O forse, sarebbe meglio dire, diventa il pensiero felice della giornata. E uno tira l’altro, come le patatine. Se il primo ti fa saltare il secondo fa andare un po più lontano, poi magari prima o poi voli come Peter. A volte, molto spesso, il giorno dopo ti accorgi che il pensiero felice del giorno prima non era quello giusto. Tocca ricominciare, ma l’unico mio pregio forse è la caparbietà, quindi aspetto e ricomincio.
    Credo che l’amore, sia il più grande pensiero felice.
    Questo è il modo in cui affronto io la vita, su per giù. Per ogni giù c’è sempre un su. Per ogni la c’è sempre un qua. E sono contenta che anche tu nella tua vita hai trovato questi pensieri felici e questo amore, in tante forme diverse, e soprattutto che a mano a mano sia tu che io ce ne accorgiamo.
    Io ti abbraccio adesso, e oggi che per me sarà una giornata di merda, di cui ancora devo decidere se provare il qua o il la, ti ringrazio ancora di più per questo bel post.

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  2. Sai, anch’io aspetto che qualcuno legga le mie parole e raccolga il mio pensiero, altrimenti scriverei su un quaderno, ma in fondo credo che sia la voglia di lasciare una traccia della propria esistenza in un mondo troppo veloce e caotico, almeno per quanto mi riguarda.
    Il blog è una retta parallela alla mia esistenza, sono incapace di parlare agli altri e sfogarmi qui, con calma, senza occhi mi fissano, senza il tempo che incombe, mi rende libera.
    L’amore e la passione muovono ogni nostra azione, possiamo far finta di non crederci, foderarci gli occhi perché stiamo troppo male, ma l’amore c’è. E ringrazio Dio per aver messo sulla mia strada tante belle persone e anche per S. I mesi passano e l’odio piano piano si trasforma in ricordo.
    Io scrivo favole. Un giorno te ne farò leggere qualcuna.
    Per tutto il resto scegli con il cuore amica mia.
    Ti sono vicina.

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