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Una di quelle giornate in cui a farla da padrone è l’enorme senso di solitudine e di impotenza. In tre persone le avevano detto che avrebbe trovato una soluzione e lei d’istinto avrebbe voluto rispondere che le opzioni erano tre: chiudere l’attività, un bel fucile a canne mozze o un aperitivo al cianuro.
Le ultime due ipotesi non erano percorribili per cui non rimaneva molto da fare.
La colpa era sua, non reggeva più lo stress, le discussioni, stava male.
Forse quella era la prima volta in cui ci pensava seriamente anche se non capiva cosa fosse realmente cambiato rispetto agli anni precedenti. Non capiva se tutto questo fosse un bene o un male.
La decisione era sua e come qualsiasi essere umano si sentiva estremamente vulnerabile e sola di fronte ad una svolta che alla fine non riguardava solo lei, ma si portava dietro un uragano di cose e persone.
Nel pomeriggio si era accorta che il suo bagnoschiuma per via dell’acqua con cui era stato diluito, aveva preso a fare un miriade di bollicine, non appena si schiacciava il flacone. Lei che in realtà aveva un’età mentale pari a 3 anni, si era fermata per ben 10 minuti ad osservare queste piccole palline volteggiare per il bagno.
Una e una soltanto sembrava non voler mollare. Saliva, poi scendeva fino a sfiorare il pavimento, ma proprio non voleva saperne di soccombere. Alla fine era stata lei a scoppiarla.
Avrebbe voluto essere quella bolla.

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