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C’è sempre un rischio da correre.
Non è che quei due giorni fossero stati proprio una passeggiata.
Alla fine aveva ceduto, la sua mente e insieme il suo corpo.
Aveva dovuto trascorrere l’intera mattinata a letto per potersi riprendere.
Invidiava chi riusciva ad avere l’energia per fare anche due o tre cose insieme e magari anche andare in palestre.
Lei invece doveva fermarsi. Era come se la sua mente cercasse un riassetto. L’avevano sempre presa in giro per questo suo bisogno di stasi e sin da bambina pensava di essere malata.
Era stata per lo più in silenzio in quei due giorni, aveva imparato, si era incuriosita e il tutto aveva un suono molto particolare visto che poco più di tre mesi prima aveva giurato che non voleva più aver niente a che fare con quel mondo.
Non poteva essere lei quella che aveva parlato con T,
del perché si fosse nascosta in tutti quei mesi e anche del piccolo G. Non aveva detto molto in realtà, lei che con le parole era disastro, ma forse si erano compresi ugualmente.
In fondo non era cambiato nulla, forse c’era un po’ di consapevolezza in più. L’affetto rimaneva immutato.
Nell’ultimo periodo qualche volta era riuscita ad esprimere quello che pensava, ma sempre scattava quella sirena d’allarme che le faceva temere di non aver fatto la scelta giusta.
Per fortuna, anche quella sera,il sonno era venuto in suo soccorso, per evitarle ulteriori pensieri.

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