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Aver sonno alle 23.50 era di per sé un miracolo, viste le ultime due notti in cui in tutto aveva dormito, forse, un’ora e mezza.
Finalmente era arrivato l’inverno e si sa che d’inverno è più facile nascondersi fisicamente ed emotivamente.
Le congiunzioni astrali della Domenica precedente si erano dissolte in giorni nervosi, pieni di scosse.
L’incidente di Alf,la paura di Sandra. Che poi nessuno le toglieva dalla mente che non avesse detto tutta la verità sull’accaduto,un guidatore esperto come lui, con un pick up praticamente blindato, non può cappottare per una manciata di terriccio. Sicuramente un colpo di sonno l’aveva fregato, ma non l’avrebbe confessato nemmeno sotto tortura. Sicuramente Dio, o chi per lui, ci aveva messo una pezza ed era meglio non pensare a ciò che sarebbe potuto succedere. Meglio rimpiangere un furgone distrutto.
Persone a cui lei voleva un mondo di bene se n’erano andate a causa d’incidenti stradali e la macchina lei l’aveva sempre temuta. Guidava sul bagnato, al buio, aveva preso da suo padre, che comunque di incidenti ne faceva almeno due all’anno, ma non si sentiva mai realmente tranquilla.
Aveva cominciato a pensare ai 45 km da percorrere il giovedì successivo, a quelle dannate allerte meteo che poi non ci azzeccano mai, la tensione era diventata paura e infine terrore puro. In realtà si sentiva spaventata all’idea di parlare. Ritornare ad aprirsi, dopo 15 giorni chiusa nel suo bozzolo le sembrava un ostacolo troppo grande da saltare e per questo aveva chiesto a Lavinia di non lasciarla scappare. Aveva bisogno di essere braccata.
In tutto questo si erano inserite le due processioni a vuoto per il bite. Era rimasta in quello studio dentistico solo per la grande stima nei confronti di Ciro e per il troppo sonno. In condizioni normali avrebbe bestemmiato in aramaico e mandato tutti a quel paese.
E poi la supervisione, via skype, dopo 7 mesi dall’ultima. Prima o poi bisognava farla e lei si sentiva inquieta e non era questione di mettersi in discussione, perché lei l’Aba doveva ancora approcciarla, altro che conoscerla, cazzo se ne aveva da imparare. E poi qualsiasi giudizio o indicazione era riferito al suo essere educatrice e non al suo essere persona. Negli anni universitari ripeteva questo mantra alle sue giovani colleghe e adesso non riusciva ad applicarlo a se stessa. L’università era stata una passeggiata di salute rispetto al master.
Il problema risiedeva nella sua totale incapacità ad esprimersi sviluppata negli ultimi 6 mesi o forse sapere di essere sola, visto dato che le volte precedenti aveva avuto vicino i suoi colleghi .
Il lato positivo stava nel non dover uscire da casa, poter indossare i calzini antiscivolo e rimaner seduta sulla sua comoda poltrona. Forse si poteva fare….forse.

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