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20 novembre
Ore 23.53
Ci si abitua alla sofferenza e allora anche le giornate più tranquille ti sembrano strane, come una sorta di quiete prima della tempesta. Finisci per pensare che quei momenti non siano tuoi, ne hai quasi timore.
Uscire non era stato facile, c’era sempre il cuore che batteva troppo forte e il respiro che si accorciava, alla fine ci riesci anche, ma lo fai perché ad aspettarti fuori ci sono responsabilità e impegni a cui far fronte.
Quando si trattava di tempo libero, la cosa diventava sempre più complicata e allora era meglio rimanere dietro il vetro, al sicuro.
E poi nelle ultime settimane era come se le sue emozioni si fossero congelate o negava a se stessa di provarle. Si muoveva lentamente, per evitare di provocare frane e smottamenti. Era troppo stanca per farvi fronte.
L’unica cosa che pensava era quanto amasse i suoi cuccioli, tutti e venti, anche se alzarsi la mattina stava diventando sempre più dura, sapeva che ad aspettarla ci sarebbero stati loro. E allora si faceva forza…ed era l’unica forza che attualmente le consentiva di stare in piedi.

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