16

Ore 19.07
L’acquario

Lei odiava il centro commerciale, troppo rumore, troppe luci e soprattutto troppo spazio.
Ma quando terminava improvvisamente l’inchiostro della stampante o, peggio ancora, si suicidava la stanghetta dell’occhiale , non poteva far altro che mettersi l’anima in pace e compiere l’indesiderato pellegrinaggio.
C’era solo un particolare che poteva rendere la visita più piacevole. L’enorme acquario marino del negozio di ottica.
Tutte le volte, mentre la paziente commessa le sistemava la solita asticella, si incantava a guardarlo.
Pesci tropicali di tutti i colori nuotano tra conchiglie, alghe e piccole tane. Una riproduzione splendida del fondale oceanico, ma in fondo quei pesci non hanno mai conosciuto il mare.
Sono nati in una scatola e vi continuano a vivere. Non sanno che oltre quei vetri c’è un mondo. Probabilmente sono convinti che tutti i propri i simili vivano incastonati nelle medesime condizioni. E’ il loro spazio vitale. Non hanno bisogno di altro.
Al ritorno, in sella al suo fedele scooter sentiva l’aria riscaldata dai 35 gradi di quel pomeriggio settembrino, rifletteva su quanto lei fosse simile ai pesci dell’acquario.
Come loro era chiusa in una scatola, non poteva andare oltre il suo confine ideale, pena una mancanza di ossigeno letale, sapeva però che oltre quei vetri c’era altro.
Nelle ultime settimane aveva sentito chiunque parlare di viaggi: Lavinia a New York, Stefania e Alessio in Messico, Barbara in Thailandia.
Pensava ai corsi che avrebbe voluto frequentare e che sicuramente sarebbero rimasti solo un desiderio. E pensare che si trattava di luoghi distanti un’ora o poco più di aereo.
Vivere dietro i vetri è dura, soprattutto quando ti ci sei tappata da sola. Può anche accadere che lo spazio si dilati talmente da non riuscire più a trovare l’uscita. E’ difficile, ma ci si abitua e ad un certo punto si smette anche di recriminare.

Ore 22.28
Senza motivo

Forse stava parlando troppo di sé. Certi ricordi si facevano strada. Non voleva si sentiva in pericolo.

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2 pensieri su “16

  1. Grande, hai mantenuto la terza persona e il tuo stile poetico e particolarissimo! Che dire sull’acquario, se non che ovviamente ho perfettamente presente quello che intendi? “Vivere dietro i vetri è dura, soprattutto quando ti ci sei tappata da sola. Può anche accadere che lo spazio si dilati talmente da non riuscire più a trovare l’uscita. E’ difficile, ma ci si abitua e ad un certo punto si smette anche di recriminare.” Sottoscrivo in pieno, tranne l’ultima frase: io ho appena compiuto 47 anni, ma non riesco nè a sfondare la gabbia di insicurezza e schifo per me stessa dalla quale vedo gli altri vivere la vita che vorrei per me, nè a smettere di recriminare e accettare serenamente i miei limiti e le mie troppe incapacità.

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