14

Perché si stava sentendo tanto male? Doveva resistere…farcela da sola.

Ore 00.51

I maghi del vento

In un piccolo villaggio sospeso tra cielo e terra, in un tempo astratto tra l’ieri e l’’infinito, viveva un gruppo di famiglie contadine.
La vita della comunità era molto semplice. Ognuno provvedeva ai propri bisogni e al massimo barattava con il vicino ciò che non riusciva a produrre. In quel piccolo spazio si nasceva e si moriva. Nessuno si allontanava oltre il vecchio mulino che segnava il confine con il bosco nero. Gli anziani terrorizzavano i più giovani con racconti di drammatici assalti da parte di bestie feroci. Agendo così scoraggiavano ogni allontanamento, anche perché mai nessuno era ornato vivo da quel luogo.
Talib, viveva lì e la sua storia era piuttosto strana. Venuto alla luce in una notte ventosa di Marzo, aveva perso la madre poche ore dopo il parto e il padre era scomparso in circostanze misteriose, quando lui aveva cinque anni.
A crescerlo ci aveva pensato la vecchia nonna, da tutti considerata una temibile strega. In paese si mormorava che fosse stata lei ad uccidere il la figlia e il genero con qualche pozione magica.
Occhi color ambra e capelli rosso fuoco rendevano il ragazzo diverso da tutti gli abitanti del villaggio che credendolo figlio del diavolo lo evitavano.
Talib e la nonna vivevano in una capanna ai margini del paese e la vecchia insegnava al nipote a sentire e guardare il vento, infatti con il tempo, il bambino, poi divenuto un adolescente, sviluppò una vista acutissima, che gli consentiva di distinguere anche un piccolissimo frammento che venisse trasportato dalle folate che sferzavano il bosco.
I due vivevano di stenti e si nutrivano soltanto dei pochi frutti che il misero orto riusciva a produrre. Nessuno scambiava prodotti con loro. Era troppa la paura di maledizioni e incantesimi.
Un giorno, quando aveva circa quindici anni, Talib notò qualcosa di strano nel turbinio del maestrale autunnale. Non era un ago di pino e nemmeno un polline di qualche fiore. Non sembrava nemmeno un seme lasciato cadere da un uccello. Si avvicino per guardare meglio e con sua grande sorpresa si accorse che si trattava di una ciocca di capelli. A stupirlo fu però un particolare: i capelli erano rosso fuoco ed erano troppo lunghi per essere i suoi. Il ragazzo alzò lo sguardo verso il cielo e inspiegabilmente sentì che il vento lo invitava a partire, ad andare verso il bosco nero. Tentò in tutti i modi di resistere ma fu impossibile. Era come se il suo stesso sangue gli chiedesse di mettersi in viaggio. Dopo giorni di tormento, decise di parlarne con la nonna convinto che lei lo avrebbe in tutti i modi dissuaso. La vecchia, invece, non batté ciglio e anzi preparò al nipote un fagotto contenente due stracci per coprirsi e le provviste per l’inverno, ormai alle porte. Baciandolo in fronte pronunciò solo due parole: “segui il vento”.
Con il favore dell’alba e un timido sole, Talib si mise in cammino verso un luogo sconosciuto e senza sapere cosa cercare.
I folti alberi del bosco non permettevano ai raggi di sole di filtrare ed era come avventurarsi in una notte perenne. Capì finalmente perché quel luogo venisse chiamato bosco nero.
Per giorni seguì il freddo vento del nord come gli aveva detto la nonna, ma sembrava non portasse da nessuna parte. Come se non bastasse, cominciò a nevicare e il giovane fu costretto a scavare una nicchia dove potersi riparare e fu proprio allora che trovo un altro capello rosso, più lungo del precedente. Ancora non comprendeva cosa volesse significare, ma una folata di vento insolitamente forte, fece volare la sua sciarpa lontano dalla radura. Era il segno che doveva continuare a cercare ciò che non sapeva.
La notte seguente, la tempesta si fece violenta e minacciosa e fu necessario cercare un riparo sicuro. La nebbia impediva la vista, ma il giovane fu improvvisamente attirato da un canto intonato da una voce femminile e le cui parole suonavano stranamente familiari. All’inizio credette si trattasse di un’allucinazione, ma decise comunque di seguire il suono e senza capire come, si ritrovo in una grotta. Non fece in tempo a sistemarsi che fu scosso da strani rumori e si spaventò. Era chiaro che ci fosse qualcuno aldilà della grotta, ma chi poteva essere così folle da avventurarsi nel bosco nero in pieno inverno?
“Chi c’è lì?” – Gridò – “mostra il tuo volto!” “Magari potessi!” rispose una flebile voce. “Un masso pesantissimo blocca l’uscita”
Talib non riusciva a capire e proseguì con le domande
“Come ti chiami e cosa ci fai in questo posto?” La voce nascosta non esitò un attimo:
“Non so nulla tantomeno il mio nome, da quando mi trovo qui sono trascorse centoventi lune piene. Riesco a vedere il cielo da una fenditura nella roccia.”
Il ragazzo stentava a credere a quelle parole.
“Come sei sopravvissuta per tutto questo tempo?
“Scorre un piccolo rivolo d’acqua e crescono dei licheni con cui riesco a sfamarmi, ma adesso stanno gelando e non mangio da parecchi giorni. Non ho mai visto un inverno così freddo. Se non mi aiuti morirò di fame.”
Il giovane ragazzo era a dir poco terrorizzato. Per quanto ne sapeva, nascosto dietro quella roccia poteva anche esserci un predone pronto a tendergli una trappola, ma decise lo stesso di correre il rischio. Sentiva che doveva fare qualcosa anche se non sapeva bene il perché. Provò a spingere il masso con tutte le sue forze, ma questo non si mosse di un millimetro. Si appoggiò per riposare e si accorse che la roccia si sgretolava facilmente.
“Forse con un piccone potrei creare un passaggio” L’idea sembrava buona ma dove trovare un simile attrezzo? Il suo villaggio ormai era troppo lontano e comunque nessuno lo avrebbe mai aiutato. Non si perse d’animo e decise di rimettersi in cammino lasciando una promessa
“Tornerò”
Quando uscì dalla grotta, il vento, che per qualche ora sembrava essersi addormentato, incomincio a soffiare. Talib decise di seguirlo ancora, nonostante la bufera fosse sempre più cattiva e il freddo sempre più pungente.
Dopo qualche ora si trovo al cospetto di una piccola casa. Sull’uscio scorse un vecchio con un bastone in mano.
Appena Talib si avvicinò, questi non gli diede nemmeno il tempo di parlare e consegnandogli ciò che teneva in grembo, disse:
“Il vento mi ha avvertito del tuo arrivo. Questo è il piccone più appuntito che posseggo. Adesso vai o non arriverai in tempo”
Ma io non posso pagarti” rispose mortificato il ragazzo.
“Lo farai quando verrà il momento” e senza aggiungere altro rientrò in casa.
Riprese la strada per tornare alla grotta e come per magia ritrovò il sentiero molto facilmente e anche la tempesta sembrava placarsi al suo passaggio.
Al suo arrivo la voce nascosta gli sembro molto più debole. Il giovane lavorò ininterrottamente per due giorni e due notti, quando finalmente, all’alba del terzo giorno, la buca scavata era abbastanza larga da permettergli di passare. Non perse un attimo e una volta dall’altra parte, si avvicino alla figura che dormiva nel punto più lontano della grotta. Questa improvvisamente si destò.
La voce nascondeva il volto di una fanciulla, ma le sorprese non erano finite: i due giovani erano praticamente identici: Stessi occhi d’ambra, stessa forma del viso e soprattutto stesso colore di capelli:rosso fuoco.
La capigliatura della ragazza era così lunga e fluente da ricoprirle tutto il corpo.
Non riuscivano a credere ai propri occhi.
“Allora erano tuoi i capelli trasportati dal vento” esclamo Talib
“Gli unici oggetti che possiedo sono una spazzola e uno specchio. Liscio i miei capelli ogni mattina, forse qualcuno sarà volato via” rispose la fanciulla.
“Adesso non ha più importanza” disse il giovane.
“Quando arriverà primavera, ti condurrò nella mia casa, io e mia nonna non possediamo granché, ma ti prometto che starai bene”.
La fanciulla finalmente sorrise e per ringraziarlo intonò nuovamente la canzone che lo aveva attirato nella grotta. “E’ l’unica cosa che è rimasta del mio passato” gli confidò alla fine. Il ragazzo, ancora una volta, si rese conto che quelle parole gli erano note e per quanto si sforzasse non riusciva a rammendare nulla.
Finalmente, dopo parecchie settimane, la neve cominciò a sciogliersi e i due, guidati dal tiepido vento primaverile, ritrovarono la via di casa.
Non appena la nonna li vide in lontananza uscì di corsa ad abbracciarli:
“Adha!” urlò “Sapevo che un giorno saresti tornata”.
La fanciulla improvvisamente si illuminò: “Adesso ricordo! Adha è il mio nome, ma tu come fai a conoscerlo?” La donna sorrise e prendendoli per mano disse: “E’ il momento che voi sappiate tutta la verità”.
“Siete due gemelli nati quindici anni fa. I vostri genitori avevano entrambi i capelli neri come il carbone. La mamma è morta dandovi alla luce e vostro padre, vendendo i vostri strani colori, pensò che non foste suoi figli. Il realtà, la mamma tingeva i suoi capelli rossi con lo sciroppo di more. Da piccola tutti la evitavano e ritenevano che fosse figlia del diavolo. Ci siamo nascoste qui, ma lei desiderava un marito e una famiglia per questo decise di colorare di nero la sua chioma. Anch’io da bambina avevo i capelli rossi. E’ una caratteristica dei maghi del vento”
I ragazzi si guardarono stupiti. La nonna continuò:
Per cinque anni ho tentato di convincere quell’uomo che non riconoscevo più, ma lui non sentiva ragioni, era accecato da un odio ingiusto e un giorno decise che vi avrebbe portati oltre il bosco nero, in una grotta. Pensava di risolvere così quello che credeva un disonore.
Avrei voluto salvarvi entrambi, ma quella mattina, tu Adha, scappasti a raccogliere un fiore proprio mentre stavamo per lasciare la capanna. Ho fatto in tempo a nascondere una spazzola e uno specchio nella tasca del tuo grembiule raccomandandoti di lisciare i capelli ogni mattina. Un attimo dopo tu sparisti tra gli alberi con tuo padre, che al ritorno avrebbe preso anche Talib.
Io non potei fare altro che raccomandarmi al vento e recitare un vecchio incantesimo.
La notte seguente, il nostro villaggio fu sferzato da un fortissimo maestrale che confuse tutti i sentieri del bosco. Vostro padre non tornò mai più a casa.
L’indomani mattina e per i successivi dieci anni, che tirasse grecale o scirocco, ricevetti sempre ciocche di capelli rossi. Era il segno che tu Adha eri viva.
“Adesso capisco perché il vento mi guidava lungo il cammino” Esclamò Talib.
“Sì” rispose la nonna “E dovete continuare ad ascoltarlo sempre, qualsiasi cosa accada. Adesso però è ora di dormire”.
La donna accarezzò la testa dei nipoti e cantò loro la ninna nanna con cui era solita cullarli da piccoli, la stessa che Adha aveva intonato nella grotta. I due giovani chiusero gli occhi all’istante.
Si svegliarono con il sole già alto. Uscirono nell’aia a cercare la nonna che, però sembrava scomparsa. Una folata di vento si alzò improvvisamente e li spinse verso la grande quercia. Lì ,con enorme sorpresa, trovarono un sacco con tanti strani semi. Non si trattava di semi normali, ma di sementi rare capaci di dare frutti straordinari e unici.
La donna li aveva raccolti insieme alle ciocche di capelli della nipote e conservati in quei dieci anni, in attesa che i due fratelli di ricongiungessero. Talib e Adha rientrarono di corsa in casa e sul vecchio tavolo trovarono una ciocca di capelli della nonna. I ragazzi si presero per mano e guardarono il cielo. Nell’azzurro si distingueva una sola grande nuvola, mentre e alcune foglie accarezzarono loro il viso. Capirono immediatamente che la vecchietta era volata via con il vento, premiata per la sua bontà e per la sua fede.
I due fratelli decisero di seguire il vento per tutto il resto della loro vita. Tornarono a ricompensare l’uomo che, nella notte di tempesta, aveva donato a Talib il piccone e scoprirono che anche lui era un mago della loro famiglia. Con il commercio dei frutti rari, riuscirono a vivere in serenità e abbondanza per il resto della loro lunga vita. Di tanto in tanto, il vento portava loro un ciocca di capelli rosso fuoco. Non sarebbero mai stati soli.

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