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Le pagine bianche.

La pagina aperta, gli occhi immobili a fissare quello spazio bianco.Tutto per un tempo indefinito.
Nella scrittura così come nella vita fuori dalla finestra, capitava di perdere le parole, di lasciarsele scivolare tra le dita come sabbia, come dettagli poco importanti.
Una sorta di gioco al massacro; avrebbe voluto dire, parlare e raccontare, ma la parte più subdola dell’anima le impediva di farlo e chiudeva ogni spiraglio, perfino con se stessa.
In quello spazio avrebbe voluto essere libera e onesta anziché”politicamente corretta” e magari urlare la sua solitudine, lamentarsi per non essere riuscita ad andare oltre la mediocrità, confessare la paura.
Semplicemente essere nuda.
Il mondo non ammette la nudità. E’ qualcosa di sconveniente, imbarazzante e allora impieghi gran parte del tuo breve tempo a coprirti solo per nasconderti agli altri. Nessuno deve veder niente. La pazzia, la diversità tutto deve essere ben celato. Niente deve turbare l’apparente serenità di una realtà di plastica.
Ma cosa avrebbe voluto dirsi?
Che aveva passato tredici anni a crescere una bimba non sua che adesso aveva una sua vita e che forse questa stessa bimba la disprezzava.
Che forse aveva fallito come maestra, che doveva proteggere Luca, insistere di più con la sua famiglia e adesso lo guardava andar via senza aver fatto abbastanza.
Che aveva bisogno di Salvatore molto più di quanto volesse ammettere e solo lei sapeva cosa le costasse stare lontana da quel telefono.
Che aveva paura dell’inverno che stava arrivando così come aveva temuto l’estate.
Che non voleva più lavorare con Mario e Giuseppe perché senza supervisione poteva commettere degli errori molto seri e come qualcuno le aveva insegnato, con le persone non si scherza.
Che sentiva un bisogno disperato di farsi sentire da qualcuno, ma aveva paura dell’abbandono
Che voleva essere “altra”, quell’altra che sperimentava solo poche ore al giorno,durante il lavoro.
La pagina non era più bianca. Era piena di parole abbandonate al vento.
Adesso poteva tornare a coprirsi con il suo lenzuolo stampato di sogni.

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