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La saggezza dei bambini

Mai come in quell’anno era stata felice di tornare al lavoro.
Quella mattina, guardando i suoi cuccioli si stupiva ancora una volta e s’incantava nonostante fossero ormai passati 16 anni che, a pensarci bene, possono anche essere pesanti da portare sulle spalle.
Ci si meraviglia delle prime parole, dei primi passi e tutte le spiegazioni scientifiche e psicologiche, per quanto esaurienti, non ti impediscono di pensare che i progressi che si compiono davanti ai tuoi occhi siano dei piccoli miracoli della natura.
I bambini sono saggi. Non hanno preconcetti, non importa che tu sia bianco o nero, che i tuoi occhi siano a mandorla, che tu riesca o meno a parlare. Loro ti capiscono ugualmente. Tu sei tu.
Se dai amore ne ricevi il centuplo. La fiducia che un bambino ha in te è priva di qualsiasi valutazione a priori, al contrario degli adulti i bambini non tradiscono mai e ti giudicano in base a ciò che vedono.
Che poi quell’anno ci fosse una temibile invasione di maschietti era un dato di fatto. Probabilmente avrebbero dovuto rinnovare il voto a san calò che l’anno precedente sembrava aver dato i suoi frutti.
Pensiero magico, così lo chiamano, eppure pensare che qualcuno molto più in alto di te possa avere uno sguardo di protezione sulla tua banda di piccoli esagitati, aiuta a smorzare la paura. Perché quella non mancava mai, e c’era ogni giorno da 16 anni.

L’angelo Motociclista

Aveva pensato anche a Peppino quella mattina ai 10 anni senza di lui, perché quel nido era opera sua e ogni angolo lo ricordava. Si era improvvisamente resa conto che si era dimenticata dell’anniversario il 29 Giugno. Non era mai successo e il fatto che quel mese fosse stato tremendamente difficile non era una giustificazione. Lei aspettava ancora che quel garage si aprisse e uscisse Peppe, con il suo ridicolo casco e il caffè fumante preparato per loro. Non sapeva dove fosse in quel momento, ma era certa che vegliasse su tutti i cuccioli di Giocomondo e che per sempre sarebbe stato un angelo motociclista.

La strada

ore 19.00
Lei non superava mai in un tratto con striscia continua.
Per questo motivo si era incolonnata dietro un’autocisterna impiegando 55 minuti per percorrere un tragitto che normalmente copriva in 40.
Non si sa mai cosa possa apparire dopo una curva. Non accettava questo rischio nemmeno se la corsia opposta si presentava assolutamente deserta.
Metafora della vita?

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