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Il vero volto

Ma lei chi era veramente? Quella persona confusa e smarrita che la mattinata precedente era stata inghiottita da una crisi talmente profonda da farle perdere completamente il controllo o quella che nel pomeriggio aveva svolto serenamente il suo lavoro, venendo anche a capo di una frattura che sembrava insanabile. Sempre in bilico tra riva e mare aperto sapeva che vivere questa doppia vita era usurante e avrebbe voluto abbandonarsi alla noncuranza, ma ossessivamente continuava ad alzarsi e a respirare anche se per i più la sua poteva essere considerata una “non vita” e forse lo era, ma sì, era così, una semplice sequenza di riti messi uno dietro l’altro e guai a spostarne uno. A volte sperava che la gente riuscisse a sbirciare dietro l’armatura e a scorgere l’altra anima così da non dover spendere parole che inevitabilmente, una volta pronunciate, perdevano di significato.

Il dottore

Lei si riproponeva ogni sera di scrivere una lettera, ma sperava nella magia o in qualsiasi altro potere che la mettesse in contatto con il dottore, con il suo dottore, come lo chiamava nel tempo difficile dei  vent’anni. Infondo poteva essere un criminale incallito, un corrotto della peggior specie, anche se no, non riusciva a crederci, alla fine per lei era solo il medico che con professionalità e pazienza l’aveva tirata su dal pozzo del mare oscuro. Erano passati tanti anni, tanti da dover quasi occupare due mani e ora si trovava sul margine dello stesso pozzo. Non sapeva se una lettera spedita sarebbe mai arrivata, tra un telefono sempre occupato e un’altro che squilla a vuoto. E pensare che la sua era un buco di città, dove ognuno lascia tracce, dove sparire veramente è impossibile. Ma lei continuava ad affidarsi alle parole scritte, come se queste potessero squarciare il muro del tempo e dello spazio. L’idea di mettere il proprio dolore nelle mani di qualcun’altro era impossibile anche solo da pensare. Non da sola…non da sola.

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