Quattordici anni a trentanove anni.

La gente ti crede diversa, ma tu sei disperata. Tu e le tue maschere.
Sei ferma all’adolescenza,il tempo è passato solo per il tuo corpo, mentre
anima e cuore sono rimasti congelati.
Non hai ancora superato tutto quello che è successo, certo,ci pensi di meno,ma quando capita è molto doloroso,forse troppo e magari ha ragione chi ti dice che tutta questa sofferenza non ha senso. Già, tu li lasci parlare,consapevole del fatto che la percezione dal di fuori è completamente diversa e che hai il diritto di stare male,di piangere,di essere arrabbiata e che passeranno mesi prima di ritrovare una parvenza di equilibrio.Hai tentato il suicidio per tutta questa storia,ma loro non lo sanno,adesso pensano che tu sia guarita perché sei venuta a Roma a seguire questo corso,dove non sei riuscita a dare una pennellata corretta, perché la confusione,il dolore al rene. Sta andando malissimo,non vedi l’ora che sia domani sera per ritornare a casa.
Dirai che è stato bellissimo, una fugata,fingerai come sempre, l’unica con cui non lo facevi era L.ed è questo che ti manca.
Vorresti un abbraccio, una persona che ti dicesse: “andrà tutto bene, passerà,
riorganizzerai il tuo lavoro e ne verrai fuori”.
Dovresti dire ad Al che eri tu a fare quelle telefonate, tre viaggi insieme e non hai avuto il coraggio e poi c’è T,a cui hai fatto un torto enorme e la vergogna è talmente tanta da non riuscire ad incontrarlo.
Quanti cocci ha prodotto questa storia e tu sei sempre la stessa idiota di quattordici anni che cerca una forma in qualcosa andato in frantumi.
Adesso,stai lontana da quel telefono.

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Defusione

Hai davanti a te solo quattro ore di sonno e il fatto di dover andare in clinica con Alfonso proprio non ti va giù. Non hai nessuna voglia di parlare.
Per il resto fai ancora fatica a capire tutto quello che sta succedendo. Tu non sai quale sia la verità, se ciò che ti viene raccontato corrisponda al vero, fai fatica a credere che la persona di cui ti sei fidata fino a poche settimane fa possa essere stata così meschina.
Ci pensi sempre meno,a volte è come se tutta questa faccenda non ti riguardi,altre ti senti sola, sei arrabbiata, ma capisci che era inevitabile, che doveva succedere. In quella situazione ci stavi troppo male, eri al limite della pazzia. In realtà ti sei salvata appena in tempo e adesso riscopri il piacere della libertà. Non sai nemmeno se tornerai a lavorare perché in fondo non così tremendo. Dipingere, il corso di disegno,le dormite e G.vicino. Piccole cose che fanno la differenza tra un prima,in cui facevi tante cose solo per paura e un adesso dove non devi rendere conto a nessuno, nemmeno alla regina madre.
Un giorno dovrai andare a trovare T., ma senti di non essere ancora pronta. Sei riuscita a chiedere scusa, ma per Un incontro è ancora presto.
Il tempo è il tuo unico alleato.

Trenta giorni.

Torni su questi blog dopo un anno. Ormai il tempo è qualcosa di fondamentale.
Un mese…. Certi momenti pensi di aver superato tutto, poi arrivano le crisi, come quella di oggi e allora cerchi di starci dentro e ti dici che va bene, che è normale pensarci, starci male, sono solo trenta giorni e una ferita così profonda non può sanarsi in così breve tempo.
La regina madre ti ha portato i bigliettini di uno psichiatra e una psicologa. Lei non ha capito che non ti fiderai mai più di nessun psicoterapeuta e che ti basta il tuo vecchio psichiatra, anche se può vederti solo una volta al mese. Grazie a lui adesso stai meglio.
A volte si risveglia la voglia di vendetta,il dolore è troppo forte, non riesci a sopportarlo e vorresti rispondere con la stessa moneta, male con male, minacce con minacce, praticamente la reazione che si aspettano da te e se ci rifletti basterebbe un attimo, poche semplicissime parole per scatenare un putiferio, eppure ti fermi perché ti rendi conto che in questa assurda storia Non sei l’unica ad aver perso e allora non serve infierire.
Perdonare no, adesso non puoi. Sarebbe una forzatura.
Ti manca, ma se pensi a come ti ha trattata, no,non riesci.
Non ti meritavi tutto questo. Proprio non lo meritavi.

Al buio

Nessuna luce mentre cercava di spiegare alla propria anima la paura che la esprimeva.
Non era stata una buona giornata..ormai scriveva solo quando il livello della sua ansia diventava troppo alto….
Perché tutta quella gente era morta,perché non c’era lei al loro posto, lei che spesso pensava di voler morire per Non sentire più quella paura stringere lo stomaco e la gola.
Paura senza nome, che non puoi urlare al mondo, Paura che ti condanna,,che ti fa diventare inutile, che ti fa desiderare di non esserci.

Senza motivi legittimi

Niente sembrava essere andata male in quella giornata almeno così le sembrava, ma adesso stava male, aveva come un sasso in gola e voleva piangere. Aveva paura..
Voleva la benzina, voleva scappare, voleva telefonare,telefonare a Sandra, ma non ricordava più il sul numero, non ricordava il numero di quella che era stata la sua migliore amica.
la consapevolezza della tossicità con cui viveva i suoi rapporti non leniva la mancanza.
Aveva paura…solo paura.

Catene

Saltando da una paura all’altra era arrivata a Domenica sera.
La notte precedente era stata tormentata dal pensiero del case report, una data il 26 settembre,impossibile da considerare e lei aveva deciso di lasciar perdere definitivamente. Non l’aveva detto nemmeno a Lavinia…e come avrebbe potuto? La parte di sé più egoista e fuori di testa le faceva dire che no, non era giusto così come non era giusto il voltafaccia della gente di merda che reggeva le sorti di quella che si insisteva a chiamare città pur trattandosi di fogna,un posto dove i leccaculo la spuntavano sempre sul migliore.
Però capiva Lavinia che forse sarebbe dovuta scappare via di corsa senza guardarsi indietro, lasciare tutto, perché non si può combattere contro i mulini a vento tutta la vita. Poi ci si stanca e si ha il diritto sacrosanto alla tranquillità.
La prospettiva di un eventuale abbandono la terrorizzava, ma in questo frangente le sue emozioni non contavano un cazzo.
Quasi per caso,prima che Lavinia la chiamasse aveva fatto lo stesso discorso a se stessa cominciando a spulciare tutti i concorsi e le offerte di lavoro al nord. Probabilmente il pensiero di dover riaprire il nido la terrorizzava,temeva un anno come il precedente, segnato da continui litigi e incomprensioni.
O forse il problema era che vedeva il tempo passare,alla morte della madre sarebbe stata completamente sola e ricominciare da un’altra parte le avrebbe tolto la catene, avrebbe potuto vivere invece di farla finita.
Non avrebbe lasciato nulla dietro di sé, la nana bionda ormai era cresciuta e il sul compito era finito.
“Faccio l’ultimo anno e chiudo, ma questa volta sul serio” aveva detto alla regina madre aspettandosi il solito rimprovero, la risposta però era stata inaspettatamente diversa: ” Forse hai ragione tu..dovresti proprio andar via..”
Alle 2 del mattino pregava Dio, o chi per lui,di farla dormire almeno un paio d’ore, ma i presupposti erano tutt’altro che buoni.

Adesso

Lei lo sapeva…sapeva che viveva tutti i suoi rapporti in maniera tossica…che era per questo che tutti prima o poi la lasciavano e spesso era lei a farsi abbandonare perché era il modo più semplice per continuare nello stesso modo.
Lei avrebbe voluto cambiare e star bene, ma non sapeva se fosse ancora in tempo…
Piangeva…ma di consapevolezza