I grazie che contano…

Inutile girarci intorno: è stato un anno difficile, faticoso, la sofferenza ha lasciato pochi giorni buoni, la paura sempre in agguato, anche oggi che sei alle prese con un nuovo farmaco e non sai bene cosa fare.

Non è facile, senti la fatica di cadere continuamente e ricominciare dal punto esatto in cui hai lasciato, ormai i lividi e i graffi non si contano più, eppure sai di essere una persona fortunata, perché questa spirale potrebbe essere peggiore e allora capisci che devi ringraziare, innanzitutto Alf, che non ti molla un attimo, nonostante le cose che non gli dici, nonostante gli scazzi e i silenzi a volte ostinati, dietro di te trovi sempre i suoi occhi e la sua voce a rassicurarti e a farti sorridere, anche quando rimani in panne con la macchina nel bel mezzo del nulla o il 24 dicembre in pronto soccorso. Ti rendi conto che per il mondo è difficile comprendere un rapporto di amicizia di questo tipo, che si possa essere fratelli a prescindere dal sangue e tu non hai mai avuto un bene così forte. Stai ancora imparando.

Daniele, che con te ha quella che tuo padre chiamava “la pazienza di Giobbe”. I piccoli passi avanti, il riuscire a fidarsi di altri, tra cui un nuovo medico, li devi a lui, che infinite volte è riuscito a condurti in un luogo sicuro, al riparo dalla tempesta con fermezza, ma anche con infinita dolcezza, anche quando non avresti voluto, anche quando sarebbe stato più semplice lasciarsi travolgere dalle onde. Bisogna lasciarsi aiutare, ma anche saperlo fare e non sai se diventerai mai una psicologa, ma sicuramente lui sarà un modello a cui ambire e magari chi lo sa, questo potrebbe essere l’anno buono per prendere un aereo e andare a Firenze.

Dico grazie a Giada, per la donna che sta diventando, per la sua cocciutaggine e l’andare avanti nonostante suo padre, nonostante tutto e no, non ti sei pentita di averla cresciuta, di averla tenuta al riparo, occupandoti di lei alla fine ti sei occupata di quella bambina che eri e che nessuno vedeva. La tua porta sarà sempre aperta quando vorrà tornare.

Grazie a chi ti ha fatto male, a quei numeri che non comporrai più, perché alla fine ti hanno fatto capire dove stia veramente la gente buona, perché la gente buona esiste, siamo noi a non volerla vedere.

Devi dire grazie alla vita, che è stata sempre più forte della disperazione e della paura, anche quando mancava un passo per cedere ha ribaltato tutto e vinto 3 a 2 al tie break. Tutte le volte che avresti voluto morire in realtà sei nata nuovamente.

Non fai propositi e nemmeno previsioni, hai imparato che non serve, sai certamente che si avvicina un cambiamento forte, un mettere un punto a qualcosa che è l’unica prospettiva che tu abbia mai conosciuto e allora tutto sarà da inventare, costruire e sai che sarà difficile, che avrai bisogno di sostegno, in realtà non sai nemmeno se riuscirai a farlo o se il tempo e il mondo decideranno per te.

Piangi adesso, ne verrai fuori i qualche modo, infondo è una vita che riesci a cavartela.

Buon anno.

Va tutto bene…

Sono arrivate le tanto agognate ferie. Oggi sei andata a mare alle 8.30, nel tuo posto preferito, era praticamente tutto deserto, tranne il solito bangladino del chiosco e l’operatore ecologico che pulivano la spiaggia.

Hai camminato, per un’ora avanti e indietro, hai divorato duecento pagine di un libro, quando leggi sei altrove, in un mondo parallelo dove tratteggi ogni personaggio, ogni ambiente, come se tutto si svolgesse naturalmente davanti ai tuoi occhi.

Silenzio. Temi il silenzio, ma lo ricerchi. È un continuo gioco di fughe e riprese.

A volte ti sembra di impazzire, quando con il vento arriva la paura, non quella tremenda, quella che ti paralizza, per fortuna i farmaci la tengono a bada, ma una paura sottile, che si insinua tra i pensieri, che ti fa dubitare di te stessa, di nulla e di tutto, che ti fa pensare di mandare tutto in malora, che ti sussurra all’orecchio che non ce la farai. Esiste anche la vergogna della paura, teoricamente hai tutto per stare bene, ma non funziona, qualcosa è stato montato nella maniera sbagliata. Ci fai i conti da tutta la vita.

Ti dici che è ancora troppo presto, almeno riesci a dormire e a mangiare. Venerdì hai giocato a pallavolo qualche ora, hai rivisto alcune delle tue compagne di squadra, a tratti sei stata bene, ma poi pensavi di non meritarlo. Ti manca tanto Alf, non sai nemmeno più da quanto non lo vedi, è evanescente, sì, vi sentite mille volte al telefono, ma tu senti il bisogno della presenza fisica, della sicurezza che non sia solo una voce, ma per lui non sono stati giorni facili e poi sta lavorando tanto e tu lo sai che è il suo modo per fuggire, ognuno ha il suo.

Da qualche parte nei paraggi si festeggia un compleanno, urla di gioia miste a musica di dubbio gusto riempiono il quartiere. Eh sì, qualche ingranaggio nella tua testa è stato davvero montato al contrario, perché al momento la tua massima sfida è riuscire a cavartela da sola, va bene per un massimo di cinque giorni, al sesto crolli miseramente.

Alla fine è proprio come quella canzone che mandano in radio in queste settimane, la musica, a volte, la sa molto più lunga di noi:

….Ma sì, staremo a vedere
Ma con gli occhiali da sole in faccia per non fargli vedere
Cosa portiamo giù in fondo agli occhi e vi offriremo da bere
E ad ogni vostro, “Come stai?”
Risponderemo, “In fondo, dai, va tutto bene, va tutto bеne”…. (Occhiali da sole – Diodato)

Attese.

La nuova cura ci metterà almeno un mese per fare effetto e tu non puoi fare altro che aspettare. Hai ricominciato a dormire e anche a mangiare, forse anche troppo, ieri sera una pizza intera, la prima dopo mesi, vorresti non mangiare mai più, perché la verità è che a volte vorresti morire, magari non svegliandoti più al mattino. Ti senti in colpa, in colpa per questo senso di solitudine e di distacco dalla vita, potresti stare bene e non ci riesci, hai troppo bisogno di sostegno, di un abbraccio, forse ne avrai bisogno a vita è questo ti fa sentire stupida. Vorresti fare di più, incidere nel mondo, ma la moltitudine ti fa paura.

Alla fine non hai raccontato a nessuno del nuovo medico, ti senti lontana anche da Alf, anche se sai che a modo suo ti vuole bene, ma non sei riuscita e ormai sono passati troppi giorni.

Oggi sei stata a mare, da sola, nella tua spiaggia sei rimasta immersa tra le onde per più di un’ora, stavi bene e i pensieri non facevano paura. Cosa succederà se a settembre non ti riprenderai, sai che devi aver fiducia, ma a volte è veramente difficile.

Adesso devi solo aspettare e pensare che tutto andrà bene.

Cocci

..Musica più forte che sfidi la morte accarezza questa
mia ferita. Che sfido la vita…


Non sai bene cosa vuoi essere, ma sai ciò che non vuoi essere. Anche l’esame di psicologia del lavoro è andato, un bel 27, ma sei ancora qui che piangi, questo esame è figlio del tracollo degli ultimi mesi, studiato tra una crisi e un’altra, tra notti insonni, cibo che non scende, blocchi, in un’estate che è arrivata solo adesso accompagnata da un vento di ponente che non vuole calare e tu sei una naufraga su una zattera, che pur essendo ad un passo dalla terra non riesce a toccarla.
C’è sempre più la consapevolezza che non sarai mai veramente autonoma,che avrai sempre bisogno di un supporto emotivo, che non potrai mai essere una psicologa, che forse un giorno morirai da sola, che questo cavolo di problema nella tua testa, senza un nome preciso, ti ha condizionato e ti condizionerà sempre la vita. Peccato che non si veda, ma se in qualche modo cerchi di farlo uscire fuori,finisce sempre che combini qualcosa di brutto e allora via il telefono, cancellati i numeri, lontano lo scooter e la benzina, (che voglia dificcare il naso dentro il serbatolo), lontani i cocci di quello che hai rotto… e non sono solo metaforici. Se una cosa si frantuma, non la ricomponi.
Da settembre ad oggi hai fatto una marea di cose che sembravano assurde solo l’anno scorso in questo periodo, ma per quanto tu faccia, c’è sempre qualcosa che non riesci a mollare, qualcosa che ritiene ancorata a quella zattera, ed è sempre lì a farti sentire diversa.


Per Daniele.
Ti prego non farlo più, non avere più fretta, io stavo lì lo avvertivo, tu non c’eri, volevi andare via, lo stato forse troppo male per regolarmi, non che sia una giustificazione per ciò che ho fatto, ma non volevo stare sola, era come se gridassi, ma nessuno mi sentiva. La prossima volta dimmi che
non puoi, che non ce la fai, potrò arrabbiarmi, ma capirò, tutti siamo essere umani, io so perfettamente come funziona, ma ti prego, non guardare l’orologio.
Io avrei voluto chiederti se questo medico mi seguirà, che succederà se avrò effetti collaterali, perché sarò sola, come lo spiegherò a ma madre, ad Alf, a tutti. Io voglio stare meglio, voglio affidarmi, ma le ho sempre prese capisci, le ho sempre prese, sono sempre stata considerata difficile da trattare, ostile e non collaborativa con i sanitari. Così mi disse un medico, che mi visitò a due mesi dall’intervento a cui dieci un calcio in pieno stomaco, solo perché mi faceva male, ma non te l’ho mai raccontato questo.
Il discorso mi è sfuggito di mano, non sono più riuscita ar-prenderlo ed ero arrabbiata con me, perché non riuscivo a spiegare e capivo che tu avevi fretta e mi sentivo troppo sola.
Adesso ho paura, non so cosa fare, se fuggire o rimanere, perché la vergogna è un sentimento che ti corrode e lo sono abituata a correre.


Tu figlia di un 27 in psicologia del lavoro, che oggi hai mangiato un piatto di minestra e che mentre raccogli i cocci di un vaso bianco ci piangi sopra, come se le lacrime potessero incollarli.

Giorno 2. Tra disperazione e gazzosa.

Tocca ricominciare a contare, la caduta è stata dolorosa e soprattutto inattesa o forse no, sapevi di stare tirando troppo la corda, ma non ti aspettavi di stare così tanto male e soprattutto di ritornare a gesti e comportamenti che sembravano appartenere ad un’altra vita. Adesso sei ferita, bloccata, devi fare i conti con tutte quelle pietre che ti sei portata dietro e che ti hanno sepolto: vergogna, fallimento, senso di colpa, adesso non riesci a fare nient’altro che provare a sopravvivere, non sai quanto tempo ci vorrà, tutte le volte che è ti è capitata una crisi del genere ci hai messo settimane per ritrovare una parvenza di equilibrio interiore. Hai messo tutto in standby, lo studio, perfino la pallavolo con la tua squadra che adori e continui a chiederti cosa accadrebbe se un altro piccolo soffio di vento arrivasse a minare la tua fragile stabilità, hai paura che potresti raggiungere lo stesso apice di sofferenza e ripetere le stesse azioni.
Daniele è stato un gran professionista oltre che una persona meravigliosa, seppur a distanza è riuscito a contenerti emotivamente, se non lo avesse fatto probabilmente non saresti a scrivere adesso.
Ti sei ricordata di quella sera di tanto tanto tempo fa, quando in una notte folle tra macchina e telefoni ti venne a cercare la polizia e non per aiutarti, ma perché eri stata segnalata da qualcuno che a sua volta avrebbe dovuto proteggerti. Ricordi che tornano come flash fastidiosi che continuano a tormentarti quando chiudi gli occhi.

ore 18.30 di ieri.

Ieri dopo aver terminato la terapia ti sei messa a passeggiare lungo il porticciolo e ti sei accorta che mancava la barca di Alf, tu, istintivamente hai ripetuto la stessa azione di sempre, hai comprato la gazzosa al solito bar e l’hai lasciata sulla banchina. Così avete ripreso a parlare, grazie ad una bottiglietta di Partannina.

Ore 18.30 di oggi.

Non è mai facile spiegare un dolore, seduta in quel bar ci hai provato, Alf ti ha abbracciato, avete camminato, ma tu hai paura, non sai quando tornerà la spontaneità e la voglia di sorridere, adesso sei troppo impegnata a rigare dritto, a importi rigide regole per non sgarrare ed è difficile, veramente difficile.

Sopravvivenza.

Avresti solo voluto parlate con qualcuno in questi ultimi giorni, perché è stata dura, veramente dura.

Le questioni con tua madre, la morte di Enzo, tu che insieme a Gaia hai cercato di rimanere vicino a Kate per come hai potuto e le hai ammirate entrambe, Kate che nel suo lutto, per quanto atteso e preparato da tempo, è una roccia e Gaia, amica sempre e comunque e tu immensamente piccola.

Ieri mentre seguivi la bellissima omelia ti sono passati in mente tanti pensieri, ma non hai pianto, lo stai facendo adesso.

Nel mezzo i bimbi, il torneo con la squadra e la partita che non sei riuscita a giocare perché ti sei completamente bloccata in mezzo al campo, Alf da cui ti stai allontanando e questa sensazione di essere stata abbandonata e ok, stai affrontando tutto e sai benissimo cosa succederà, ma tutto questo non c’entra nulla con il coraggio, è solo sopravvivenza.

Madè, gli abbracci e le pietre.

Sei in crisi di astinenza da dolci, hai cercato disperatamente qualcosa per casa anche se sai perfettamente che non c’è più nulla, hai perfino pensato di uscire, prendere la macchina e andare al distributore automatico, ma sei troppo stanca.


Pensi alla piccola Madè, tre mesi di vita e due giorni di nido, la sua mamma è arrivata con lei in pancia dall’altra parte del mare, quando hai visto questo esserino piccolo e indifeso planato tra voi in un giorno piovoso di maggio non ce l’hai fatta a tirarti indietro e poi i tuoi cuccioli… dopo 10 minuti l’avevano già adottata.

Non è la prima volta, in ventitré anni di questi casi ce ne sono stati tanti, ma questa volta è successa una cosa bellissima, dopo un post su fb in cui chiedevi qualche vestito e copertina, siete state sommerse dall’abbraccio e dalla solidarietà di tutti, le tue compagne di squadra hanno comprato una fornitura di pannolini, le mamme del nido il latte e in men che non si dica sono arrivate tutine, un fasciatoio e pure un passeggino.
La tua città a volte cade in basso, ma è capace di fare cose meravigliose.

Essere nati dalla parte “giusta” è solo fortuna, ma si può provare a fare la differenza con un piccolo gesto di accoglienza.

Qual è il problema allora? Il problema sono le pietre scagliate da chi prova a farti sentire in difetto, che ti dice che stai sbagliando, che sei una buonista e i loro sguardi li hai addosso tutto il giorno. “Se ne andrà senza ringraziare”, “perché devi essere tu ad aiutarla”, queste e altre accuse e la totale assenza di collaborazione nella gestione della piccola di cui ti occupi solo tu.

In realtà sai che queste cose sono dette per colpirti, per farti stare male, ma tu sei un mulo, vai avanti per la tua strada e continui a sentirti una maestra inadeguata, a chiederti sera dopo sera se hai fatto abbastanza e non ti aspetti un grazie, non lo hai mai fatto, c’è solo questa estrema sensazione di solitudine, lenito un po’ dall’affetto di tante persone, ma non le più vicine che se invece potessero ti farebbero a pezzi e magari lo faranno, prima o poi.

Per tutto il resto, semplicemente navighi a vista, non sai cosa farai e come, la terapia ti è mancata, ma non hai idea di come ricominciare, ma adesso speri solo di dormire e lasciarti là spalle questa interminabile settimana.

Anima a brandelli.

La tua anima è a brandelli, si è lacerata, tu cerchi di ricucirla, ma lo strappo si allarga sempre di più. Dopo la storia con V. non sei più riuscita a riemergere.

Oggi ti sei seduta sul tuo scoglio, per un momento hai sentito pace e non ti saresti più mossa da lì, pensavi, pensavi alle parole di Daniele, perché tu lo hai sempre sospettato, ma sentirselo dire da una persona esterna, che ormai ti conosce da tre anni, beh, è completamente diverso. Hai sempre avvertito qualcosa di strano, lo hai capito ancor di più studiando, ma avresti mille domande, mille dubbi, che però tieni per te, perché non vuoi disturbare, perché cerchi di rispettare le regole, perché chiedi scusa, ma non abbastanza, perché ti sforzi, ma forse troppo poco. Lui dice che questa cosa la affronterete insieme, tu hai scelto di fidarti, anzi di di affidarti, ma hai paura, perché prima o poi dovrai spiegarlo a quella specie di essere che dice di essere tua madre, dovrai spiegarlo ad Alfonso e temi che non capirebbe, lui che ti ha detto che non ti perdonerebbe se scegliessi di morire. Se sapesse quante volte vai vicino a quei pensieri, se lo sapesse scapperebbe via.

Adesso piangi, avresti solo bisogno di essere rassicurata che tutto andrà bene, invece ti asciughi le lacrime con il lenzuolo, pensi che domani è venerdì e che grazie al ponte potrai dormire fino a martedì, non sai come farai queste due settimane in cui Daniele non ci sarà, perché è l’unica persona con cui parli è magari sarebbe stato meglio che questa cosa te l’avesse comunicata al suo ritorno, perché adesso ti sembra impossibile riuscire a gestire tutto da sola e dovresti smettere di credere che le persone spariscano solo perché si allontanano qualche settimana e dovresti smettere di piangere. Smetti di piangere!

Come si scompare da sto cazzo di mondo, come si esce dalle spirali di rabbia, come si risponde ai giudizi gratuiti, come si parla con gli altri, come si supera la voglia di ingozzarsi e farsi del male, dove si trovano gli abbracci e il calore, come si smette di essere vittime dei propri pensieri.

Basta, molli, molli tutto, non c’è speranza, tu sei solo un punto indistinto in una moltitudine infinita, non vali niente, nessuno ti ricorderà, nessuno ti rimpiangerà, basta sei stufa, basta, veramente basta. Sputi su tutto e tutti.

Passi

Stasera hai ceduto…hai mangiato due fragole con lo zucchero, non avresti dovuto. Sono stati giorni pesanti, veramente pesanti, oggi hai camminato tanto, camminare ti è sembrato l’unico modo per non impazzire, se si escludono due parole in croce con tua madre, non hai parlato con nessuno. La cosa positiva è che non sei andata fuori di testa, non hai ceduto alla voglia di prendere il telefono, hai infilato un passo dopo l’altro , con la musica nelle orecchie, cercando di mettere in ordine i pensieri per evitare che ti annientassero completamente.

Domani si ricomincia, sai che ti dovrai sforzare, ad uscire per andare a lavoro, per andare in palestra, come scrivevi ieri sera è molto facile abituarsi al silenzio, il difficile è spezzarlo. Ti è mancato tanto Alf.

Mentre studiavi ciò che tu stessa hai vissuto, ti chiedevi come sarebbe dire alla docente che sai perfettamente cosa significhino quei sintomi, perché tu li affronti ogni giorno e anche oggi, in maniera del tutto inconsapevole ti è venuto in mente un episodio e no, non è facile lasciarsi prendere per mano, farsi aiutare, quando tu riesci a mandare tutto in malora, anche se non vorresti e dopo ci stai tremendamente male.

Tu e il tuo assurdo bisogno di sostegno e rassicurazione.